Siamo a Milano, alla facoltà del design del politecnico, a Bovisa. Il quartiere della città fino a poco tempo fa periferico che oggi sta disegnando un profilo nuovo, grazie anche alla nostra facoltà, alla Triennale, a forme di sperimentazione sempre nuove.
Circa una ottantina di giovani si trovano a discutere sul contributo progettuale, ma prima ancora di pensiero, che possono dare all’esperienza dell’Expo di Milano del 2015.
Siamo al corso di design strategico, al primo anno della laurea specilistica in industrial design.
Veniamo da tutt’Italia.
Siamo milanesi, non potevamo non esserlo, siamo milanesi e lombardi; siamo siciliani, pugliesi e veneti, veniamo da Roma, da Firenze e da Torino, veniamo dall’Italia tutta, siamo anche un po’ stranieri, veniamo dalla Spagna e dal resto d’Europa, addirittura varchiamo i confini continentali, dato che siamo anche asiatici.
In molti abbiamo camminato, guidato e volato per ritrovarci assieme, mentre a qualcuno è stato sufficiente prendere un autobus;
Abbiamo portato con noi i nostri modi di fare e di pensare, di parlare e di ascoltare, le nostre abitudini, le nostre culture;
abbiamo portato con noi anche sushi, cassate e polente, tarantelle e polke, e i nostri dialetti, e le nostre lingue, e poi libri, e canzoni, e cartoline, e ricordi. Non abbiamo dimenticato niente.
Bene, ora che ci siamo presentati, ci pare doveroso spiegare anche cosa facciamo, o meglio cosa ci piacerebbe fare.
Dopo aver chiarito la differenza sostanziale tra tecnico del progetto e progettisti in senso globale, ciò che noi specializzandi ci apprestiamo a diventare, affrontando il progetto anche da un punto di vista antropologico-culturale, siamo passati a definire il modo in cui il designer possa compiere questo passaggio.
Innanzitutto deve poter assumere una condizione esistenziale di tipo dialettica, filosofica; deve operare una immersione nella dimensione sociale della realtà, maturando sintonia con la scienza, la cultura, la tecnologia. Il progetto deve poter essere messo continuamente in discussione senza lasciare che nessun condizionamento precostituito ne faccia poi marcire i risultati in una sterile retorica.
In un contesto globale l’utente, il consumatore, è il principale soggetto da soddisfare perché se fine del design è il successo e, senza ipocrisia, anche il ritorno economico,il design appunto deve essere in grado di partecipare alla vita dei più, cambiandola e soprattutto migliorandola. Avete mai sentito parlare dell’Expo? Bè, per chi non lo sapesse, l’Expo è un evento che si svolge ogni sette anni, che coinvolge tutto il mondo; o meglio sono tanti eventi racchiusi in un solo nome: ogni nazione si organizza in padiglioni che usa per mostrarsi agli altri paesi, e può farlo come meglio crede, attraverso prodotti, installazioni, mostre. Ecco, la prossima edizione dell’Expo, quella del 2015, si terrà a Milano. Una notizia del genere non poteva certo passare inosservata alla nostra piccola rappresentanza di mondo riunita proprio in questa città.
Pensare all’Expo, o meglio pensare L’Expo è stato un obiettivo primario che ci siamo posti nel momento in cui siamo stati chiamati ad esercitare la nostra sensibilità strategica.
Tutto non nasce per caso. Ai primi di ottobre è il professor Francesco Mauri a lanciare una proposta, creativa nelle modalità di svolgimento: leggere ogni settimana l’inserto milanese del Corriere della Sera o di Repubblica, selezionare alcuni articoli capaci di stimolare/che possano stimolare il nostro pensiero progettuale in direzione Expo, discuterli in classe, proponendo delle idee.
In questa traiettoria abbiamo costruito un tavolo di lavoro che man mano ha visto nascere delle proposte per la città che vive l’esperienza del 2015 a partire da questo momento. Non ci siamo accontentati di questo. La sfida è quella di far sentire la nostra voce, di raccogliere pareri come spunti di discussione. Affinché tutto non si esaurisca tra le mura dell’aula ct 42. L’Expo è una cosa di tutti, e tutti possono contribuire a crearlo, svilupparlo.
Ci serviva però una cassa di risonanza e l’abbiamo trovata nel blog, un luogo accessibile ai più, dove farci conoscere e avere dei riscontri. In questo modo ci rivolgiamo principalmente ai giovani. Cosa si aspettano da questa grande occasione i ragazzi, quelli di Milano e quelli di fuori, quelli italiani ma soprattutto quelli stranieri che riconoscano in Milano l’internazionalità di una città che possa farli crescere da un punto di vista culturale, lavorativo, umano? Attraverso le pagine di Milano EXPress noi segnaleremo i disagi e i punti su cui intervenire, noi discuteremo sulle strategie per migliorare non solo la città di Milano, ma il più ampio raggio possibile, sempre noi progetteremo la nostra rinnovata quotidianità.
E questo è il bello: dentro questo “noi” potete entrare anche voi che ci state conoscendo leggendo queste righe. Chiunque può partecipare a Milano EXPress, attraverso segnalazioni, commenti, idee, progetti, critiche costruttive, parole di conforto.
Noi nasciamo come un’ottantina di studenti più due docenti. Siamo sicuri che diventeremo presto molti di più, e più diverremo, più concrete saranno le possibilità di riuscire veramente ad essere gli ideatori del mondo in cui viviamo tutti i giorni.
PIACERE, GLI STUDENTI DEL POLITECNICO, O MEGLIO GLI STUDENTI DEL POLITECNICO PIU’ TUTTI VOI.
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Milano EXPress | Chi siamo
Our story takes place in Milan, at the Design Department of the Politecnico di Milano, located in the outskirts of the city. This urban area, regarded as outlying till not too long ago, has gained a new and fresh reputation thanks to our university, to the Triennale museum, and to new experimentations of any kind.
About eighty young students meet here to discuss and come up with useful proposals which could be carried out before and during the Universal Exposition that is happening in our city in 2015.
We are not just only from Milan, we all came from different cities to study in the design capital; some of us are Italian, some are foreigners. Every Monday we walk, ride, drive or fly in order to group and attend the Strategic Design class lead by Professor Francesco Mauri. We share and enjoy our various ways of thinking, our lifestyles, our habits, our cultures.
It is now time to explain you what we are doing, and what our aim is.
We are studying to become masters of the design field, we cannot afford to just be technicians anymore; our task will be to face the the projects even from a cultural point of view. The mean to achieve this ambition consists in approaching to the problems of our lives with a keen and enthusiastic eye, as philosophers would do. We must dive into the social dimension of reality, accrueing to a harmony with science and technologies. Every project has to be brought into question at any point of time, avoiding any prejudiced conditioning which may cause the results to rotten and downgrade to an uninspired question.
In this global context the user – or customer – is the primary target we must satisfy: assuming that success is our goal (as well as money, not to be hypocrites), the design has to take part in the people’s lives, changing and improving them.
Have you ever heard of the Expo? The Expo is an event which takes place every seven years and involves all the world. To be more precise, it is about a set of events running under a common name; each nation arbitrarily arranges a pavilion to display its qualities, through exhibitions or shows. The next edition is going to happen in 2015 in Milan.
Thinking about the Expo – or even better, thinking up the Expo – is the primary objective we set ourselves when we first were asked to practise our strategic insight. Nothing was born by chance: at the beginning of October, Professor Mauri lauched this creative suggestion, asking us to read and criticize some news stories taken from the two main Italian newspapers, Corriere della Sera and La Repubblica.
The first phase consisted of putting forward new ideas about the city of Milan, drawing on those news stories. We then needed to involve people from all over the world, people who could advise and recommend things from their own points of view: the Expo is not ours, it’s something that belong to everybody. This is why in the second phase we chose to create a web blog, a virtual place through which we are going to gain exposure and help from outside.
Milano EXPress was born.
Thanks to it, we are going to point out the discomforts and the problems that need to be solved, we are going to deal with the strategies that are fit to improve Milan, hoping that those strategies will be the cue for other people to follow our example.
YOU have the opportunity to help us, taking part in the MilanoEXPress project. The more we are, the more we can raise our voice and become the craftsmen of the world!
Nice to meet you.
The design students of Politecnico di Milano.
Traduzione di Mattia Busu
Ciao ragazzi,
abbiamo appena scoperto questa vostra interessante iniziativa e vi abbiamo linkato sul nostro Blogroll.
Noi, con Expoholic, stiamo mettendo in piedi un progetto informativo su Expo 2015. Sicuramente ci terremo in contatto nel prossimo futuro, abbiamo anche fatto un post sulla vostra realtà
http://www.expoholic.it/?p=1116
Buon lavoro!
Expoholic
Ragazzi perchè non creiamo una sezione di “blog amici”???